Il disagio giovanile: il bullismo, cosa può fare la scuola?

Il corso si incentra sull’acquisizione da parte degli insegnanti delle caratteristiche e dei cambiamenti che contraddistinguono un periodo della vita particolare come quello dell’adolescenza. I contesti sociali e le agenzie educative (famiglia e scuola) che circondano i ragazzi sono fondamentali per lo sviluppo della loro personalità, risulta quindi fondamentale proporre una strategia preventiva cercando di strutturare dei contesti educativi adeguati. Una delle problematiche collegate con il disagio giovanile è il bullismo, un fenomeno che ha assunto negli ultimi anni nuovi volti, basti pensare al fenomeno del cyberbullismo.

Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione come bersagli facili e/o incapaci di difendersi. L’accezione è principalmente utilizzata per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici, e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani.

Proporre una strategia preventiva e strategie preventive sottolineano che i ragazzi non sono né buoni né cattivi: sono solo ragazzi. Devono essere aiutati ad individuare i propri punti di forza e a capire la natura e la qualità dei propri rapporti con gli altri. Una volta attivati dagli adulti, devono riconoscere ed imparare ad usare tutti i canali di comunicazione. Situazioni di disagio e momenti di solitudine fanno parte della crescita: i ragazzi riescono più facilmente a gestirli se si sentono circondati da occhi che vedono e da orecchie che ascoltano.

Il disagio socio-relazionale a scuola è conseguenza della mancanza di dialogo, ma anche di relazioni tra pari, che lasciano il posto a sopraffazioni a ridicolizzazioni. Per ostacolare i comportamenti di malessere socio-relazionale è opportuno agire a scuola, promovendo attraverso anche attività che esulano il contesto scolastico come il teatro, lo sviluppo dell’empatia e della prosocialità, queste infatti favoriscono atteggiamenti di altruismo. L’empatia indica il mettersi nei panni di un’altra persona per comprenderne i vari punti di vista, quindi attraverso lo sviluppo dell’empatia ci si può immedesimare in coloro che provano sofferenza e far diventare proprie le sensazioni della vittima.

La vita sociale dei ragazzi a scuola è ricca di episodi conflittuali, è importante quindi operare in questo contesto, in questo modo si possono educare i ragazzi a propendere per il dialogo e la collaborazione come modalità di soluzione degli stessi. Il luogo privilegiato in cui va favorita la mediazione è quindi la scuola stessa, che rappresenta un luogo di vita in cui poter sperimentare e potenziare le abilità dei singoli nelle loro relazioni interpersonali. E’ così necessario promuovere le competenze socio-emotive di tutto il gruppo classe, favorendo così l’acquisizione di ampi repertori di abilità, che costituiscono un fattore di protezione nei confronti del bullismo.

Operare sul gruppo classe è necessario ma non sufficiente, i ragazzi infatti nel contesto scolastico non interagiscono solo con i loro pari, ma anche con gli insegnanti, i quali in alcuni casi non sono consapevoli delle problematiche che naturalmente l’adolescente deve affrontare.
Il presente corso ha quindi come scopo quello di formare gli insegnanti circa i cambiamenti e le caratteristiche che contraddistinguono l’adolescenza: i cambiamenti fisici e psichici. Agli insegnanti verranno dati gli strumenti per approcciarsi in modo idoneo con gli studenti, riuscendo a gestire le crisi che attraversano il gruppo classe.

stop al bullismo

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